Chi sono i riservisti nella scuola?

 L’articolo riguarda il lavoro dei riservisti nelle scuole, una parola che probabilmente in pochi conoscono ma che – sopratutto durante i periodi di elezioni – sentiamo spesso nominare dai vari politici in cerca di voti.

Si concentra sul tema del numero e delle categorie protette degli insegnanti, che sono anche definiti “riservisti”

Lo studio discute e analizza un tema rilevante per l’educazione in Italia. Si tratta di un approccio nuovo e originale alla ricerca. L’articolo è scritto da uno scrittore professionista, esperto di educazione.

Potrebbe essere un argomento che non ti interessa essendo una questione che riguarda principalmente i tuoi insegnanti, ma conoscere come funziona la scuola dal suo interno ti permette di comprendere e conoscere al meglio le dinamiche organizzative e sociali dietro al lavoro dell’insegnante.

 I riservisti e i numeri delle categorie protette nella scuola

Le categorie protette della scuola e sopratutto negli insegnanti occupa una discreta fetta del corpo docente impiegato ogni anno durante le lezioni, un modo nobile per riuscire a recuperare insegnanti anche nelle file di lavorati disabili e/o inabilitati ad altri lavori.

Chi sono i riservisti all’interno della scuola?

All’interno della scuola, così come in ogni altro ambito lavorativo, i riservisti appartenenti alle categorie protette sono distinti a loro volta in “disabili” e “altre categorie“.

All’interno della scuola, come in qualsiasi altro ambiente di lavoro, i riservisti appartenenti a categorie protette sono divisi in “disabili” e “altre categorie”.

Per beneficiare delle assunzioni, coloro che rientrano in una di queste due divisioni devono essere registrati presso i centri provinciali per l’impiego. Ai sensi dell’articolo 1 del DPR 333/2000 sui disabili: I seguenti disabili possono essere iscritti anche alle liste di collocamento obbligatorio.

Cosa significa categoria protetta?

Secondo il diritto del lavoro italiano, rientrano in una categoria protetta quelle persone che sono beneficiarie di particolari tutele nel loro posto di lavoro e in particolare per quanto riguarda l’assunzione ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68. Queste persone vengono spesso a contatto con qualche tipo di disabilità psico-fisica o si trovano in determinate situazioni che li rendono diversi dagli altri che vengono chiamati riservisti.

Le riserve di posti per le immissioni in ruolo o conferimento di supplenze sono previste per le seguenti categorie di lavoratori:

A Superstiti di vittime del dovere/invalidi o familiari degli invalidi o deceduti per azioni terroristiche
B invalido di guerra
C Invalido civile di guerra
D Invalido per servizio
E Invalido del lavoro o equiparati
M Orfano o profugo o vedova di guerra, per servizio e per lavoro
N Invalido civile
P Non vedente o sordomuto

Tali titoli, trattandosi di dati sensibili, non compaiono nella pubblicazione della graduatorie all’albo o sul sito dell’Ambito territoriale, ma sono indicati in apposito elenco dell’ufficio scolastico.

Come si calcolano i posti destinati ai riservisti?

Le scuole regionali stanno iniziando il processo di assunzione degli insegnanti di Guadalajara. Per coloro che sono in posizione utile per l’assunzione, c’è molta incertezza sul calcolo dei posti e su quanti posti possono essere riservati dai riservisti. La legge 68/99 sancisce il diritto dei disabili a entrare nel mondo del lavoro. Per questo abbiamo una riserva di posti per le persone con disabilità superiore al 46%, così come per gli orfani o i rifugiati o le vedove di guerra, i posti di servizio e di lavoro (Riserva M).

Uscita: Le scuole regionali inizieranno presto ad elaborare le domande per assumere più insegnanti nella città di Guadalajara.

I reclutatori esprimono dubbi su quale percentuale di posti vacanti dovrebbe essere assegnata ai veterani – questo potrebbe variare a seconda del loro livello di istruzione – quindi hanno bisogno di chiarimenti su queste questioni prima di prendere qualsiasi decisione; detto questo, la legge 68/1999 permette alle persone disabili di lavorare, il che significa che una quantità appropriata di quote deve avvenire anche in questo settore, che è evidente data la sua dimensione; inoltre l’1% di quota va verso le riserve M che sta per orfani, rifugiati o vedove di guerra che sono stati sfollati tra le zone di combattimento ma vorrebbero ancora qualche forma di servizio pagato piuttosto che essere disoccupati del tutto

 

 

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